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La storia del marchio vicentino è stata sempre caratterizzata da prodotti innovativi e da scelte intraprendenti. Il ceo Gian Franco Nanni ci illustra i segreti del brand e i progetti per il futuro

di Davide L. Bertagna

Alta efficienza energetica, bassi consumi e risparmio di materie prime contraddistinguono dal 1978 i motori elettrici Askoll, azienda fondata da Elio Marioni che vanta oltre 800 brevetti registrati.

Nel 2014 il Gruppo ha deciso di utilizzare il suo know-how per intraprendere una nuova sfida: entrare nel settore della mobilità sostenibile presentando sul mercato una gamma di veicoli elettrici. Anno dopo anno il brand italiano non si è fermato e questa estate ha introdotto nella sua flotta il monopattino Scoo3 che abbiamo avuto modo di testare in un evento a Milano, dove abbiamo intervistato il ceo Gian Franco Nanni.

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Askoll non nasce come brand legato alla mobilità elettrica. La divisione eMobility è stata fondata infatti nel 2014. Perché la scelta, quasi dieci anni fa, di spingersi in questo settore?

Nel 2014 è stata fondata Askoll Eva, anche se in realtà il progetto legato alla mobilità elettrica è partito intorno al 2010. Askoll è sempre stata un’azienda che, in 40 anni di storia, ha sviluppato motori elettrici e li ha applicati in ambiti molto diversi. Il marchio è partito dal micromotore per gli acquari, per poi applicare le proprie conoscenze nel settore degli elettrodomestici. Eravamo però molto conosciuti in un settore di nicchia e volevamo un po’ uscire allo scoperto, utilizzando le nostre soluzioni in prodotti che contribuissero veramente a un cambiamento. La volontà è diventata quindi quella di entrare in un settore emergente come quello della mobilità urbana elettrica, attraverso un fil rouge con le esperienze aziendali precedenti.

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Risulta evidente la crescita del vostro marchio in questi anni. Quale è stato secondo te il segreto?

Il progetto iniziale era pensato per rispondere alle esigenze del consumatore privato. La bravura del marchio è stata quella di essere veloce e di cogliere quelle che erano delle dinamiche di mercato che rendevano efficaci le soluzioni sviluppate. La sharing mobility è stata un approdo chiave per diffondere il brand. Molto importante per noi è stato anche l’avvio di collaborazioni con operatori delivery. Ciò ha permesso di veicolare in maniera molto concreta il prodotto. Nelle grandi città come Roma e Milano, dove ci sono ampie flotte, tutti praticamente conoscono i nostri mezzi. Il contesto della Capitale ha permesso ad Askoll Eva di crescere. Infatti, a differenza del capoluogo lombardo, la Città Eterna ha distanze maggiori, è meno interconnessa e gli autobus non funzionano come sotto la Madonnina. Il prodotto in sharing di Askoll Eva ha convinto tanti romani, dopo averlo provato, a comprarne uno per l’uso autonomo.

Parliamo dei servizi di vendita, assistenza e sharing.

Noi offriamo servizi di assistenza e vendita, quest’ultima anche in un’ottica b2b; quindi, mettiamo a disposizione le flotte dello sharing e del delivery, mentre non ci occupiamo direttamente di mobilità condivisa perché le logiche che stanno dietro non sono semplici e non abbiamo ancora conoscenze troppo approfondite del settore. Per noi è stata fondamentale la partnership con Cooltra, marchio che ha scelto di partire con il 100% di mezzi Askoll Eva a Barcellona (la loro “casa madre”) per poi espandersi a Lisbona, Madrid, Valencia, Parigi, Milano e Roma.

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Che tipologia di prodotti avete nella vostra gamma e quanto pesano percentualmente sul vostro fatturato?

Per risponderti devo distinguere i mezzi della nostra gamma in base al segmento di applicazione: privato, ambito business-delivery e sharing. Differenzio il b2b tra delivery e sharing perché le dotazioni sono un po’ diverse: nel primo si ha bisogno di capacità di carico, mentre nei veicoli in condivisione si ha la necessità di connettività. L’eBike è un prodotto tendenzialmente pensato per il privato, lo scooter è quello che siamo riusciti a proporre nei tre ambiti di applicazione, mentre il monopattino nasce da un progetto per lo sharing, ma ci stiamo accorgendo che potrebbe essere interessato anche il privato. Sul nostro business lo scooter è il veicolo che pesa percentualmente di più sul fatturato (circa il 95%). La bici al momento è un po’ marginale, mentre vogliamo vedere ciò che i monopattini elettrici potranno offrirci. Siamo molto cresciuti negli ultimi anni nel segmento privato (in Italia, nel 2021, l’85% dell’immatricolato derivava dal privato, 10% dal delivery, il 5% dallo sharing). A livello europeo siamo intorno a 35% privato, il 40% sharing e il resto delivery.

Cosa bolle in pentola per il 2023 e per i prossimi anni?

Il mondo eBike, in cui forse non abbiamo fatto tutto ciò che serviva per emergere, è un settore che ci interessa. Siamo certi che, con quarant’anni di sviluppo di motori alle spalle, saremo in grado di produrre una drive unit prestazionale da 90 Nm di coppia in una logica Oem. Ciò che non progetteremo sarà il display. Abbiamo siglato una partnership con Sigma che riteniamo avere un ventaglio di soluzioni valide. Dovremmo uscire con il primo equipaggiamento questo autunno. Ma non è tutto. Nel 2024, infatti vorremmo presentare una nuova famiglia di scooter con prestazioni migliorate e una maggiore capacità di carico e autonomia.

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