In questo articolo si parla di:
Bozza automatica 502

L’utilizzo del monopattino è entrato a far parte della vita di tutti i giorni soprattutto nelle grandi città. Un fenomeno che, esploso anche per colpa, o forse meglio dire grazie, alla pandemia da Covid 19, sta cambiando il modo di concepire gli spostamenti urbani, di vivere gli spazi e di affrontare il traffico. Con la crescita e la diffusione di questi veicoli sorge, dunque, spontaneo chiedersi però quale sia il loro impatto a livello ambientale.

Come calcolare le emissioni?

Non utilizzando combustibili fossili, l’emissione di anidride carbonica è minima durante il loro utilizzo; tuttavia, è importante guardare quanto è inquinante tutto il ciclo di vita di un monopattino e il consumo di energia elettrica durante l’utilizzo. In particolare, per calcolare l’impatto di un dispositivo è necessario considerare:

  • Le emissioni dirette (durante l’uso quotidiano);
  • Le emissioni emesse durante il ciclo di produzione, trasporto e smaltimento dell’oggetto.

È dunque necessario porsi una serie di domande che possono aiutare ad arrivare a una risposta esaustiva.

  • Quanto è lunga l’aspettativa di vita di un monopattino elettrico?
  • Quali sono le alternative?

Dal punto di vista della CO2 emessa nella fase di utilizzo del monopattino elettrico, questa è molto bassa, pari a solo 2,5 g/km. Questo rappresenta un grande vantaggio rispetto ai mezzi di trasporto tradizionali che in media emettono dai 20 ai 50 g/km. Tuttavia, se da una parte l’automobile ha un’aspettativa di vita che va dai 300 mila km per una macchina a benzina fino ai 500 mila km per una diesel, il monopattino elettrico dura, secondo alcune stime, non più di 24 mesi.

In aggiunta, se si tiene conto anche delle emissioni necessarie per le operazioni di ricarica, l’impatto ambientale si aggrava. Infatti, alcune aziende che si occupano del recupero e ricarica dei monopattini in sharing, utilizzano veicoli tradizionali per il loro trasporto.

Bozza automatica 501

Quanto inquinano i monopattini elettrici?

Un’analisi condotta dall’azienda Arcadis, che ha raccolto alcuni dati e ricerche effettuate negli ultimi anni, in cui si teneva conto di tutte le fasi che compongono il ciclo di vita dei monopattini in sharing, ha confermato che l’ammontare di anidride carbonica emessa equivale a circa 105,5 g/km.

Se paragoniamo questo dato a quello relativo a un’automobile tradizionale che trasporta tre passeggeri (111 g/km per persona), notiamo che la differenza è minima.

Un dato che può apparire scioccante però da contestualizzare: è importante ricordare che una buona parte della produzione e dell’assemblamento degli eScooter avviene in Estremo Oriente dove spesso non sono presenti particolari norme a tutela dell’ambiente e nemmeno dei lavoratori. Infatti, le aziende non sono obbligate a rispettare criteri di sostenibilità, a partire dalla scelta dei materiali utilizzati per la produzione. Inoltre, bisogna considerare la distanza necessaria da percorrere per portare il prodotto finito sul mercato europeo e il trasporto marittimo è uno dei settori che inquina di più a livello globale.

Bozza automatica 500

In termini di emissioni di CO2, i mezzi più sostenibili sono quelli pubblici quali treni, tram e metro con emissioni di circa 6 g/km per persona, seguiti da autobus elettrici e tradizionali che sono rispettivamente 21 g/km e 74 g/ km. È quindi fondamentale uscire dall’ottica, che spesso lascia perplessi, in cui si tende a demonizzare ciò che non appare oggi al 100% green.

Nel futuro sarà importante implementare strategie che per forza di cose dovranno essere più sostenibili: solo partendo da un sistema diverso di raccolta dei monopattini, di ricarica e smaltimento, ma soprattutto di trasporto e assemblamento, si potrà finalmente trovare una soluzione che renda al 100% più vivibili le nostre città.

Fonte: energia-luce.it