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Mauro Berruto, deputato del Partito Democratico, ha presentato una proposta di legge per fissare a un metro e mezzo la distanza con il ciclista al momento del sorpasso.

Un’azione studiata insieme all’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani (Accpi), il cui responsabile sicurezza Marco Cavorso aveva incontrato proprio Berruto in una serie di confronti per parlare delle principali emergenze attuali nel mondo dello sport.

Una di queste è la sicurezza dei ciclisti in strada, tema che dunque cercherà nuovamente di coinvolgere anche il Parlamento italiano nel tentativo di produrre dei risultati legislativi.

“Accpi si batte per imporre la distanza minima di un metro e mezzo per il sorpasso di chi pedala da anni”, ha dichiarato Cavorso. “Questo è il quinto tentativo che intraprendiamo a livello legislativo e ci auguriamo che uno sportivo come Berruto riesca a segnare questo punto fondamentale per salvare tante vite”.

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Marco Cavorso, responsabile sicurezza Accpi

“Non ci interessa il colore politico di chi porta avanti questa proposta, ci interessa che arrivi in porto. Personalmente con l’ultracyclist da guinness dei primati Paola Gianotti e l’ex campione del mondo Maurizio Fondriest abbiamo tappezzato i comuni d’Italia con i cartelli di ‘Io Rispetto il Ciclista’ per promuovere una cultura del rispetto quanto mai necessaria, ma solo una modifica del codice della strada porterebbe a un vero cambio di passo sulle nostre strade”. Cavorso si occupa del tema dal 2010 anche in ricordo del figlio Tommaso, ucciso a soli 13 anni da un automobilista.

“La distanza di 1,5 mt è un simbolo che dice che il ciclista ha diritto di stare in strada, ma è anche la misura che fa la differenza tra la vita e la morte in fase di sorpasso tra un utente debole e un mezzo pesante. Non a caso in tanti Paesi è stata introdotta già da tempo”, ha aggiunto Cavorso. “Il metro e mezzo, insieme alla diminuzione della velocità massima e a pene più severe per chi guida distratto dal cellulare, è ciò che dobbiamo pretendere affinché le nostre strade siano davvero per tutti”.

“Lo chiedono le cicliste e i ciclisti professionisti che pedalando svolgono il loro lavoro quotidianamente in una sede tra le più rischiose in assoluto. Lo meritano i bambini e tutti coloro che devono poter usare la bicicletta senza rischiare di non tornare a casa dai propri cari”.