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TIER, il gigante della sharing mobility

TIER rappresenta oggi uno dei principali operatori legati alla mobilità multimodale condivisa: il country manager italia, Saverio Galardi, ci spiega perché il brand ha scelto di sbarcare con la sua flotta nel nostro Paese, quale è il vantaggio competitivo del marchio e come si svilupperà in futuro il settore

TIER Mobility rappresenta uno dei principali fornitori globali di veicoli di micromobilità in sharing. L’azienda, fondata nel 2018 da Lawrence Leuschner, Matthias Laug e Julian Blessin, ha sede a Berlino e attualmente opera in oltre 250 città in 22 Paesi in Europa e Medio Oriente e ha l’obiettivo di migliorare radicalmente la mobilità urbana, fornendo agli utenti una gamma di veicoli elettrici leggeri. Il brand tedesco lo scorso anno ha deciso di ampliare ulteriormente il proprio raggio d’azione arrivando ad abbracciare l’Italia. La società lo ha fatto attraverso un’acquisizione, la terza messa a segno nel 2021: dopo l’ungherese The Makery e la connazionale Nextbike, infatti, è toccato alla nostrana Vento Mobility, sussidiaria di Wind Mobility. Dopo essere sbarcato a Roma, Parma, Bari, Palermo e Trento, il colosso della micromobilità non si è fermato e ha raggiunto altre città lungo lo Stivale come: Milano, Modena, Monza, Reggio Emilia e Torino. Abbiamo avuto modo di intervistare Saverio Galardi, country manager di TIER Italia, che ci ha spiegato segreti e retroscena del marchio, quanto pesano percentualmente su fatturato il comparto monopattini e bici, quali sono le città in cui il servizio riscuote più successo e molto altro.

Saverio Galardi, country manager di TIER Italia

TIER è presente oggi in gran parte dei Paesi europei. Quale è il segreto che sta dietro a una crescita così veloce?
Siamo abituati, nel mondo delle start up, a vedere storie di successo e di insuccesso. La micromobilità non viene meno a queste regole. TIER è riuscita a combinare due elementi: l’attenzione per il cliente (e per la sicurezza) insieme all’attenzione sulla stabilità economica e finanziaria del proprio progetto. Questa cosa ci ha premiato a livello internazionale ed è stata riconosciuta dalla città. TIER è una delle due aziende che eroga servizi multimodali di monopattini e biciclette a Parigi e Londra, e rappresenta il principale operatore a Berlino. Allo stesso tempo è stata premiata dagli investitori, che hanno scelto di finanziare la nostra realtà, e oggi TIER rappresenta la società multimodale più grande al mondo. Sicuramente l’aumento della domanda di mobilità individuale durante il periodo Covid ha visto crescere il nostro fatturato e un altro elemento che ha permesso al brand di espandersi è stato attraverso acquisizioni strategiche, come quelle alla fine del 2021 di Spin e Next Bike.

Quali sono le esigenze che spingono un utente a scegliere un mezzo TIER. Quale è secondo te il vantaggio competitivo del marchio?
C’è un elemento fondamentale che è la disponibilità di veicoli. TIER è uno dei quattro operatori che fornisce in Italia un servizio multimodale di monopattini e bici, che è un elemento fondamentale perché ci permette di ampliare tantissimo lo spettro di utilizzatori sia in termini di genere, età, ma soprattutto di necessità di spostamento. Il monopattino ha una distanza media di 1.5 km, mentre l’eBike arriva fino a 3.5 km. Quindi la risposta che possiamo offrire a diverse esigenze ci permette di distinguerci rispetto alla concorrenza. Il secondo elemento su cui puntiamo molto è la qualità del servizio: un utente potrà sempre fidarsi di un mezzo TIER, in quanto gli standard di sicurezza sviluppati in Germania e poi esportati in tutto il mondo, sul controllo e sulla manutenzione dei veicoli, sono davvero alti. TIER in Italia è stato il primo operatore a lanciare una flotta di monopattini con frecce di direzione e in alcune città con il casco integrato. Questo è stato scelto per dare un segnale forte in termini di sicurezza e per indicare che il marchio si presentava sul nostro mercato con un alto standard.

Non si può non riconoscere ai mezzi TIER un design accattivante. Perché un servizio di sharing mobility offre dei prodotti con un design così curato?
La percezione del cliente rispetto alla qualità di un mezzo o di un servizio in sharing passa dall’approccio visivo. Vedere un mezzo ben curato, con un colore accattivante, sicuramente invita l’utente a utilizzare quel determinato veicolo. In più c’è la volontà di costruire un’identità di brand nel quale il cittadino, in un certo senso, si possa riconoscere. La solidità del servizio passa assolutamente da elementi di design. In passato alcuni operatori avevano messo sul mercato bici con un colore sgargiante, che serviva per catturare l’attenzione, ma con un design che non dava l’idea di solidità e questo ha portato nei mesi a un forte vandalismo su quel tipo di mezzo. TIER, invece, ha cercato di puntare sempre su veicoli estremamente solidi.

Quanto pesano percentualmente il comparto bici e monopattini sul totale del fatturato TIER?
Al momento la nostra flotta è composta al 60% da bici e 40% da monopattini. Il monopattino è comunque il veicolo di traino dei servizi di sharing ed è in media più utilizzato di un’eBike. Normalmente un servizio di bike sharing ha bisogno dei monopattini per poter creare delle economie di scala che rendono entrambi i servizi sostenibili. Questo è ciò che ripetiamo spesso alle amministrazioni pubbliche.

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Quanto pesano le app che consentono di noleggiare anche i vostri mezzi? E come scegliete i vostri partner?
Dipende molto da città in città. I nostri partner principali sono Share Now e Google. I numeri possono variare in una forbice tra il 10 e il 30% di utilizzo tramite aggregatori, mentre il 70% degli utenti è diretto sulla nostra app. Gli aggregatori hanno un certo peso di penetrazione nel mercato, soprattutto se riescono concretamente a promuovere i servizi. Sono quindi dei “nostri alleati”. Continuiamo a credere nell’intermodalità e stiamo lavorando in tutta Europa per integrarci con sistemi di mobilità e con Maas di società private e pubbliche e al momento registriamo oltre 40 collaborazioni.

A livello italiano quali sono le città dove riscuotete maggiore successo? Ci sono esigenze e richieste differenti lungo lo Stivale?
Milano e Roma sono i due mercati principali. La nostra attenzione è massima perché stanno uscendo i nuovi bandi e quindi c’è il tema del rinnovo delle autorizzazioni. Ma non ci fermiamo in queste due metropoli. Abbiamo infatti una forte presenza in Emilia, soprattutto a Parma, ma siamo ben presenti anche nel sud Italia come a Bari e Palermo. Per quanto concerne le esigenze abbiamo osservato che la lunghezza media della corsa varia molto dall’area operativa che è direttamente proporzionale alla superfice della città. La differenza più grande la possiamo vedere tra Milano e Roma sulla durata della corsa. Se nel capoluogo lombardo ci sono tanti spostamenti piccoli nell’ordine dei 2 km (circa 12 minuti in media) nella Capitale vediamo una differenza importante con corse anche di 17 minuti. Questo ci fa capire che l’approccio che dobbiamo avere sulle città non può essere standard, ma ponderato sulla determinata realtà in cui si opera.

Spesso quando si parla di micromobilità in sharing si citano problematiche riguardanti la sicurezza. Avete attivato qualche iniziativa per sensibilizzare l’utilizzo corretto di questi mezzi?
Ritengo che l’uso corretto del veicolo sia un dovere del cittadino come utente della strada. Questo è un elemento fondamentale da cui dobbiamo partire. Non possiamo eliminare la responsabilità di un individuo quando è a bordo di un mezzo. La nostra prima attenzione come società è destinata all’educazione dell’utente. Questo sforzo si riflette in una campagna di comunicazione che abbiamo realizzato a Milano e Roma, con l’obiettivo di aumentare la responsabilità individuale e il proprio senso civico anche nel rispetto dell’ambiente. Contestualmente stiamo organizzando delle giornate di formazione ed educazione nella città in cui siamo attivi. Gli utenti potranno provare con test drive i nostri mezzi in sicurezza e conoscere meglio la normativa vigente per la circolazione di monopattini e bici sulle strade italiane.

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Che sviluppo credi potrà avere la sharing mobility nei prossimi anni?
Dobbiamo sempre ricordare che quando parliamo di sharing si trattano società private che non ricevono alcun sussidio né dallo stato né dai comuni, ma che spesso investono e pagano delle FI per poter operare. Vedo nel futuro città che andranno a selezionare gli operatori in base alla qualità del loro servizio e alla solidità economica. Mi auguro che i servizi siano rinnovabili almeno ogni cinque anni (non come ora ogni 12 mesi) in modo che un’azienda possa pianificare gli investimenti e aumentarli. Se quindi ci sarà una diminuzione del numero degli operatori, un aumento dei contratti in termini temporali e una crescita degli investimenti per migliorare le flotte ci sarà sempre più una migrazione dal mezzo privato verso una mobilità più condivisa e si potrà iniziare a guardare anche alle periferie. Ma questo passa prima da un consolidamento nelle grandi città e nei territori limitrofi.

Quali sono le prossime città su cui credete sia giunto il momento di investire?
Questo non dipende da noi, ma dai bandi pubblici. Il nostro sforzo è quello di confermarci in tutte le città in cui siamo oggi presenti e di aumentare il numero di servizi offerti.

di Davide L. Bertagna