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milano in bicicletta ilaria fiorillo

Ilaria Fiorillo su Instagram è conosciutissima per il suo profilo “Milano in Bicicletta“, dove ha creato una community fatta di appassionati e sfegatati sostenitori della bici in ogni sua forma e utilizzo (la sua, abbigliamento incluso, è una Scott che usa anche per le lunghe percorrenze). Ma non solo: richiama anche un bacino di curiosi, neofiti, milanesi che vogliono provare un’esperienza nuova dentro o fuori le porte della città, persone che – anche alla luce dei recenti avvenimenti nel capoluogo lombardo – vogliono approfondire le questioni intorno a un mezzo di trasporto sinonimo di libertà, indipendenza, democrazia.

È proprio su queste premesse che si basa il nuovo e primo libro di Fiorillo: “Di biciclette e altre felicità“, edito DeAgostini e in uscita il 26 marzo 2024. Un manifesto del ciclista e del ciclismo moderno, e insieme un’appassionata dichiarazione d’amore per le due ruote e per tutta la gioia che portano, rappresentano, trasmettono. Abbiamo chiesto qualche anticipazione in esclusiva all’autrice.

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L’intervista

Ilaria Fiorillo, influencer e scrittrice

Com’è nata l’idea di questo libro e di cosa parla?
Il libro in realtà è nato da una richiesta di DeAgostini, in particolare da una delle editor che segue anche la mia newsletter e che ha apprezzato il modo in cu parlo di bicicletta. Ovvero ciò che faccio abitualmente sui miei social e sulla newsletter settimanale. Considerando poi il momento caldo degli ultimi tempi che ha visto la bici in mezzo a numerose discussioni, soprattutto a Milano, abbiamo convenuto che potesse essere arrivato il momento giusto per allagare la conversazione a un pubblico più ampio e che uscisse dalla nostra bolla. Ogni capitolo del libro si basa su un aggettivo che lego a quello che per me è la bici: democratica, lenta, libera, ad esempio. E in ognuno c’è un pezzo della mia storia, da cui parto per poi allargarmi a una tematica più ampia. Nel primo capitolo parlo ad esempio di quando ho imparato ad andare in bici, e quindi poi inevitabilmente si parla dei bambini e perché è utile che prendano confidenza con questo mezzo. Si parla poi della storia della bicicletta, ma ci sono anche consigli base per chi si sta giusto approcciando a questo mondo. Non manca anche un capitolo dedicato interamente alle donne e molte storie di chi ha fatto la rivoluzione in bici. Ci sono, poi, racconti di viaggi, miei e di altri che hanno attraversato il mondo. E c’è anche una parte dove la bici è protagonista, ma più in quanto mezzo che ultimamente sta contribuendo a trasformare le città più in misura di persone e meno di auto. È un condensato di tutto quello di cui ho parlato sui social per quattro anni con i miei follower.

Su Instagram infatti racconti che hai chiesto aiuto anche a degli esperti. Ci puoi dare qualche anticipazione?
Sì, il libro vede l’intervento di altre persone che hanno usato la bici per cambiare la propria vita o quella degli altri. Uno di questi è di Giuseppe Grezzi, assessore alla mobilità del Comune di Valenza che ha radicalmente cambiato la città con il suo approccio alle due ruote, e racconta come questo è stato possibile. Poi c’è un intervento di una docente di sociolinguistica dell’Università di Torino, Maria Cristina Caimotto, che ha raccontato come fare per comunicare il cambiamento nell’intendere la mobilità tramite la bici. Davide Valacchi, psicoterapeuta e ragazzo ipovedente che collabora con la Fondazione per lo Sport Silvia Parente Onlus a Bologna, ha portato invece la sua testimonianza di cosa significhi, per le persone come lui, andare in tandem e come questo gli abbia cambiato la vita. In ultimo ma non per importanza, Pinar Pinzuti di Fancy Woman Bike Ride ha spiegato dell’impatto della manifestazione che vede tutte le donne pedalare per un giorno all’anno in un clima di accoglienza e solidarietà.

Quali sono le tue sensazioni e aspettative circa la pubblicazione del tuo libro?
La mia speranza è che possa attirare tante persone e possa andare lontano. Mi auguro che non lo legga solo chi già mi segue sui social, ma che arrivi anche nelle mani di persone che non vanno ancora o più in bici. O, in generale, che sia un tema di discussione nelle scuole. Insomma: spero che possa giungere fin dove la mia pagina Instagram non è arrivata. La mia idea era di scrivere un libro che potesse piacere anche a chi non è un fanatico della bici come posso essere io, ma che fosse interessante per tutte e tutti. Nella speranza di poter fare, anche solo se di poco, la differenza.

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